La realtà è un concetto spurio, difficile da definire con rigore.
Anche la realtà quotidiana, nella quale ci muoviamo con sicurezza, è infinitamente più complessa di quanto possa apparire a prima vista.
Il cucchiaino con il quale mescoliamo lo zucchero nella tazzina del caffè è un oggetto familiare.
Però se provo a descriverlo con precisione è inevitabile che incorra in serie difficoltà.
Un cucchiaino è formato da un numero straordinario di atomi che si scambiano legami residuali di interazioni elettromagnetiche e si organizzano in una struttura macroscopica che passa per una miriade di strati microscopici individuali.
Un brulicare incessante di quark e gluoni immersi in un flusso continuo e caotico di elettroni.
E poi vibrazioni atomiche , rotazioni cangianti, molecole che evaporano e impurità che si depositano, luce assorbita e riemessa a varie lunghezze d’onda, interazioni elettromagnetiche e gravitazionali con tutto il resto dell’universo: è difficile conciliare questa descrizione con il senso comune che recita frasi come: «un cucchiaino è un cucchiaino», «è un pezzo di metallo sagomato in maniera da poter portare alla bocca piccole quantità di bevande» e così via.
È difficile convincersi che, anche se sei molto rapido nei movimenti, non prenderai mai in mano lo stesso cucchiaino e non potrai mai essere sicuro che distogliendo per un attimo lo sguardo quel cucchiaino sia esattamente lo stesso che hai immerso poco prima nel caffè.